Scenario post-Covid

Come tutti sappiamo, il 2020 ha avuto pesanti conseguenze su diversi fronti e, tra questi, il settore della comunicazione d’impresa non è stato di certo risparmiato.
Prima di parlare dei cambiamenti in atto riguardanti il settore appena citato, è necessario fare un passo indietro e analizzare brevemente l’aspetto psicologico e le conseguenze che il Covid-19 ha lasciato (e sta lasciando) sugli individui: infatti fattori come l’isolamento sociale, la reclusione in casa e l’incertezza generale sono stati tra i motivi che hanno messo a dura prova l’equilibrio mentale di molti.
Secondo una ricerca portata avanti da Accenture le persone lottano sempre più contro ansia e depressione causate dal Covid-19 e, dall’altro lato, sono maggiormente in cerca di sicurezza e di segnali che possano significare una promessa di ritorno alla normalità.

Puntare su concretezza, sicurezza e positività

La comunicazione dovrebbe giocare il ruolo fondamentale di porsi come guida nell’aiutare le persone ad uscire dai problemi che la diffusione della pandemia ha portato, tenendo in mente che l’obiettivo a cui la comunicazione deve puntare è quello di trasmettere ai consumatori sicurezza, concretezza e positività.Secondo un articolo pubblicato da Marketing Week, la maggior parte dei consumatori non crede che i brand debbano fermare la propria pubblicità a causa del Covid-19, bensì si aspettano che le aziende si concentrino su una comunicazione che ruoti intorno ai valori.
Secondo una ricerca globale fatta su un campione di più di 35.000 consumatori solo l’8% crede che i brand debbano fermare la propria comunicazione a causa della pandemia, mentre il 78% dei consumatori crede che i brand potrebbero aiutarli nella loro vita quotidiana, informandoli riguardo ciò che stanno facendo.
La maggior parte delle persone intervistate, inoltre, concorda sul fatto che il tono che le aziende dovrebbero utilizzare è di tipo rassicurante, garante di una prospettiva positiva, con una comunicazione che possa trasmettere sicurezza del consumatore o dei lavoratori.
Per questi motivi, il desiderio preponderante è quello di ascoltare un tipo di narrazione dei brand che sia sempre più attiva nel supporto concreto ai consumatori.

“New Normal”: un motto per ripartire

Analizzato il mutamento del consumatore e le sue nuove esigenze, nonostante le battute d’arresto affrontate anche nel mercato pubblicitario durante la pandemia, il mondo della comunicazione ha già ideato un claim che potrebbe rappresentare il 2021: “new normal”, nuova normalità.
Si tratta di una sorta di riscatto rispetto all’andamento del 2020 che, purtroppo, ha avuto conseguenze – seppur limitate rispetto ad altri settori – anche per il digitale.
Approfondendo l’andamento del digitale nel corso del 2020, gli investimenti pubblicitari online monitorati da FCP-AssoInternet sono cresciuti del 14,6% nel terzo trimestre dell’anno, con un cumulato 2020 che, però, è stato in calo del 7,1%.
Giorgio Galantis, Presidente dell’Osservatorio FCP-AssoInternet, afferma “il trend degli investimenti da noi rilevati è stato positivo anche a settembre con una crescita del 6,8% rispetto al corrispondente mese del 2019. Si tratta del terzo risultato positivo consecutivo che porta quindi il dato cumulato del terzo quarter dell’anno al +14,6%.
In relazione invece ai primi nove mesi dell’anno, il dato progressivo si attesta ad un -7,1%, risultato che nel difficile contesto sociale e di mercato, conferma la vitalità del comparto digitale nell’ambito del media journey delle persone e conseguentemente nel media planning delle aziende”.
L’incremento nel mese di settembre è dato dal fatto che sono numerose le aziende che hanno deciso di investire nel digitale, in particolare i settori di Cura Persona, Finanza e Assicurazioni, Alimentare e Telecomunicazioni.

Puntare sul digitale ed agire pro-attivamente

Nonostante la pandemia sia stata maggiormente “clemente” con il comparto digitale, IAB Forum di Milano ha espresso la necessità di “sviluppare velocemente competenze e cultura digitale”. Infatti, allo stato attuale, l’Italia si trova ancora ferma al 25° posto su 28 nella graduatoria dell’Unione Europea riguardante l’indice di digitalizzazione.
Lo stesso pensiero è stato espresso da Paola Pisano, Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione che afferma che ci sia il bisogno di migliorare le competenze digitali lavorando su upskilling e reskilling, oltre che inserire nel percorso scolastico le competenze digitali.
Analizzando e comprendendo le nuove esigenze dei consumatori, per quanto riguarda il 2021 il trend di ripresa del digitale potrebbe riguardare 14 punti di incremento, ridando una forte speranza di uscita dal periodo buio che stiamo vivendo.

La “nuova normalità”, attesa per il 2021, contiene in sé il concetto di “comprendere e agire pro-attivamente”, proponendo soluzioni costruttive.